Giorgia Gnesato

Training di comunicazione assertiva

Che cos’è ?
Il filosofo greco Aristotele (IV secolo a.C.) nella sua “Politica” scrisse: “l’uomo è un animale sociale, in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società”.
Nello stesso passo, Aristotele afferma anche che l’uomo è un animale naturalmente provvisto di logos (linguaggio), il che ben si accorda con la sua innata socialità, perché è mediante il logos che gli uomini possono trovare un terreno di confronto.

Aristotele pone al centro dell’attenzione il linguaggio, come strumento di comunicazione, che ci permette di affiliarci e confrontarci con i nostri simili.
Ma aggiungerei.. come avviene questo confronto? Quanto è abile l’essere umano, in quanto animale sociale, a relazionarsi con l’altro?

Quotidianamente ci interfacciamo con l’ambiente di lavoro, la famiglia, gli amici, i familiari e se le relazioni sono soddisfacenti, ci riteniamo noi stessi appagati e soddisfatti.

Ma quando non è così? Per svariati motivi i rapporti sociali possono diventare fonte di stress nella nostra vita, innescando sentimenti di frustrazione, rabbia, sottomissione e delusione. Ci si può sentire incompresi, non sufficientemente supportati, sfruttati o manipolati.

Quali sono le reazioni più frequenti? Una possibile modalità di reazione a tutto ciò è la messa in atto di comportamenti che hanno l’obiettivo di esprimere la propria rabbia per essere riconosciuti, per riacquisire la percezione di controllo, di superiorità, oppure, più semplicemente, per ottenere ciò che si desidera. 
Un altro modo di reagire prevede invece una sorta di sottomissione, dove i propri desideri e motivazioni vengono messi in secondo piano e si può rischiare di annullarci per soddisfare le richieste di chi ci circonda, allo scopo di evitare conflitti, essere amati e desiderati.

Così, il rapporto con con gli altri può rappresentare uno stato di minaccia e scatenare emozioni e comportamenti di attacco o di fuga che possono compromettere la possibilità di raggiungere scopi per noi importanti, mantenere relazioni significative e, soprattutto, il rispetto per noi stessi.

Né istrice, né zerbino: cosa significa essere assertivi?

Tecnicamente essere assertivi significa “affermare il proprio punto di vista, senza imporlo con aggressività e accettando punti di vista diversi dal proprio”. Essere assertivi significa pertanto comunicare in maniera flessibile, affermando la propria posizione, senza prevaricare, né essere prevaricati.
 
Chi iniziò a parlare di assertitivà? Il primo a parlare di “assertiveness” fu Joseph Salter, nel 1949. Salter era uno studioso di comportamento umano che, esaminando le cause e gli effetti dell’ansia sociale, elaborò le prime teorie sui comportamenti assertivi, definendo l’assertività come un modello di comportamento interpersonale, capace di garantire non soltanto un livello di civiltà tra gli uomini, ma anche uno stato di benessere emotivo per coloro che lo mettono in pratica.

 

 
Chi si riconosce nell’istrice?! Chi ha un atteggiamento aggressivo (l’istrice) ha la tendenza a dominare sugli altri. Il tono è autoritario, i ritmi sono rapidi e spesso si sovrappone all’interlocutore. È probabile che, nel lungo termine, una modalità comunicativa di questo genere scateni intono a sé rabbia, malumori, creando un clima di generale insoddisfazione.

 

 
Chi si riconosce invece nello zerbino?! Chi ha, per converso, un atteggiamento passivo, tende ad assecondare gli altri, senza opporsi più di tanto, allo scopo di evitare conflitti. Ciò determina una mancata espressione dei di sé stessi, con vissuti di frustrazione e di rabbia.

 

 
Quali stili di pensiero sono frequenti nella “personalità passiva”? Ciò che spesso impedisce una buona efficacia interpersonale è proprio la mancanza di abilità necessarie a comunicare in modo efficace: non si sa cosa dire o come comportarsi, dire no a tutto, oppure accettare ogni cosa, convinzioni riguardanti a sé di non essere all’altezza oppure chi ci circonda viene percepito come troppo forte.

Alcune dinamiche prendono il sopravvento e ci si ritrova a comunicare in modo poco funzionale, il proprio punto di vista viene imposto o soppresso, le proprie idee difese a spada tratta o offuscate e ciò che ne consegue è un’intensa attivazione emotiva, che in qualche modo ci crea disagio, al punto di fallire nella relazione interpersonale.. non si comunica, ma si parla; si parla per sopraffare o per evitare possibili conflitti e si perde il senso e l’efficacia della comunicazione, nelle quale i desideri, le motivazioni e bisogni non possono essere sottovalutati.
È possibile un equilibrio tra i due stili? L’assertività sembrerebbe dire si!

Premettendo che un “allenamento personale” all’assertività, in quanto stile di comunicazione, in genere dovrebbe rientrare in qualsiasi percorso terapeutico che una persona sceglie di intraprendere. 

 

Il nostro stile comunicativo, infatti, frequentemente rispecchia il nostro modo di porci, sia rispetto a noi stessi, sia in relazione agli altri. Comunicare assertivamente implica pertanto:

  • Riconoscere i propri bisogni, opinioni, prospettive
  • Riconoscersi il diritto di poterle esprimere
  • Individuare uno “spazio” interpersonale all’interno del quale condividere la propria posizione nel rispetto del punto di vista altrui e senza ledere ciò che pensa ed esprime l’altro.
Chi ha uno stile tendenzialmente passivo, allenare l’abilità a difendere la propria posizione, permetterebbe alla persona di porsi in maniera più aperta e validante nei confronti dei propri pensieri e punti di vista, migliorando l’autostima e il senso di auto-efficacia.
 
Al contrario, chi tende a comunicare in modo più aggressivo, apprenderebbe ad accettare con minore difficoltà la prospettiva dell’interlocutore, promuovendo un atteggiamento più cooperativo tra le parti, favorendo, in ultima analisi, uno scambio alla pari, nel rispetto soprattutto chi ha posizioni diverse dalle proprie.
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