Giorgia Gnesato

Mindfulness

Che cos’è?

Mindfulness è portare attenzione, è fermarsi e osservare ciò che accade nel momento presente, nel qui ed ora.

Mindfulness è addestrare il nostro cervello a riconoscere dove spesso la mente tende a condurci, riconoscere le paure, i pensieri, le frasi che mentalmente ci ripetiamo nella nostra testa, senza tuttavia, giudicare tutto ciò.

Secondo la definizione di John Kabat-Zinn (1990), mindfulness significa “porre attenzione intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Si tratta quindi di uno stato mentale in cui la persona ascolta e osserva le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche e i propri pensieri, accettandoli così come sono, senza giudicarli, ne tentare di modificarli o bloccarli.
Perché è proprio questo il punto: spesso alcuni pensieri non ci piacciono, alcune emozioni non vorremmo provarle e inizia una lotta infinita.. la mente tenta di suggerirci che quella cosa proprio non la possiamo sopportare, che quell’emozione sarebbe meglio non provarla.. cerchiamo di controllare ciò che, purtroppo o per fortuna, è spesso difficile da tenere a bada.
Lo scopo della mindfulness è invece proprio quello di fare esperienza di tali pensieri ed emozioni, osservandoli senza giudicare. 

Molti approcci terapeutici come la terapia cognitivo-comportamentale e l’ACT (l’Acceptance and Commitment Therapy) la utilizzano come strumento per modificare il rapporto che una persona ha con le proprie esperienze dolorose, allo scopo di aiutare la persona ad orientare il proprio comportamento in maniera funzionale e in linea con i propri valori, anche in presenza di esperienze emotive di sofferenza.

La mindfulness in ambito clinico:
a cosa serve?

In ambito clinico la mindfulness rientra negli orientamenti terapeutici parte della cosiddetta terza onda della terapia cognitivo-comportamentale ed è stata sviluppata in una serie di protocolli molto efficaci per affrontare il dolore cronico e lo stress, le recidive depressive, le ricadute nella dipendenza da alcool e sostanze e nei disturbi alimentari.
Il termine accettazione, in questo contesto, non è da intendere come un sinonimo di rassegnazione o come un atteggiamento passivo e fatalistico che preclude ogni possibilità di cambiamento; sta invece ad indicare un processo attivo di consapevolezza rispetto alle proprie esperienze interne, così come vengono sperimentate nel qui ed ora.
 
“Accettare” significa per l’appunto rispondere attivamente alle emozioni accogliendole per ciò che sono, prima di precipitarsi a tentare di modificarle per renderle più tollerabili.
Lo scopo dell’accettazione è quindi allenare la nostra mente a riconoscere la presenza di vissuti spiacevoli e dolorosi, anziché rispondervi impulsivamente per tentare di eliminarli.
Sviluppata nel 1979 dall’americano Jon Kabat-Zinn, questo approccio è tornato di gran moda e usato anche in molti ospedali europei e americani, perché ha numerosi effetti positivi:
Perché la Mindfulness di gruppo?
I gruppi Mindfulness sono intesi come dei percorsi esperienziali, indirizzati a persone che vivono situazioni di disagio percepito (ansia, umore depresso, somatizzazioni, condizioni di malattia) che si propongono di provare a sperimentare una modalità diversa di rapportarsi con le proprie esperienze private di dolore.
Attraverso esercizi di comunicazione e di ascolto consapevole, si cerca gradualmente di riconoscere e disattivare intenzionalmente gli automatismi di pensiero.
L’allenamento a vivere in maniera più consapevole produrrebbe, di per sé un effetto benefico di calma, chiarezza e stabilità.
La proposta di un percorso mindfulness con più persone, nasce dai vantaggi che spesso una modalità di gruppo possiede rispetto ad un approccio individuale.
Il confronto e la condivisione, sotto la guida del terapeuta, permetterebbero l’acquisizione di alcune abilità come:
E come funziona un gruppo Mindfulness?
Un gruppo mindfulness in genere prevede tra le 6 e le 8 sedute con un numero massimo di 5-6 partecipanti; ciascun incontro prevede degli obiettivi mirati e specifici, tra i quali:
Un gruppo Mindfulness, non prevede, necessariamente una specifica area tematica di intervento. L’obiettivo è l’incremento della consapevolezza e di un atteggiamento meno giudicante e più accettante del proprio stile di pensiero, imparando a riconoscerlo, prima di modificarlo o eliminarlo.

La pratica costante della mindfulness si è infatti dimostrata molto efficace nella riduzione dello stress e delle patologie ad esso correlate, nel sollievo di sintomi fisici connessi a malattie organiche e, in generale, nella promozione di profondi e positivi cambiamenti dell’atteggiamento, del comportamento e della percezione di sé stessi, degli altri e del mondo.

Il gruppo, in tal senso, appare importante per diverse ragioni: aiuta a mantenere l’autodisciplina, facilita l’apprendimento, incoraggia ad andare avanti nelle situazioni difficili o nei momenti di demotivazione e può, inoltre, sanare sentimenti di isolamento e separazione, alla base, spesso, di molta sofferenza.

Programma degli incontri

Primo incontro: “Qui ed ora: significato ed importanza del suo allenamento”
Secondo incontro: “Il potere dei nostri pensieri”
Terzo incontro: “Trattenere o lasciare andare: quanto è forte il nostro bisogno di controllo?”
Quarto incontro: “qui ed ora: fare ciò che è importante attraverso la Mindfulness”
Quinto incontro: “Fare pace con i propri pensieri”

N.B.: è prevista la consegna di un fascicolo teorico e contenente alcune schede per le esercitazioni pratiche, da considerare come una sorta di “manuale” del partecipante, un diario di bordo che permetta di fissare sia alcune nozioni, sia le proprie esperienze durante il corso.
Nel caso di assenza, è previsto un recupero individuale o di gruppo.

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