Giorgia Gnesato

La stimolazione cognitiva

Che cos’è la stimolazione cognitiva?
La stimolazione cognitiva si configura come un intervento rivolto alle persone con demenza lieve o moderata allo scopo di incrementare il benessere complessivo e favorire la riattivazione di abilità cognitive residue rallentandone la perdita funzionale (Zanetti et al., 2005).
La stimolazione cognitiva regolare e protratta nel tempo, facendo leva sul processo di neuroplasticità, rinforzerebbe le competenze cognitive e compenserebbe quelle meno attive perché poco utilizzate o perché fisiologicamente deteriorate. 
 
A ciò si aggiunge, come effetto secondario, che potenziare l’efficienza cognitiva condurrebbe anche a miglioramenti significativi sull’umore e sul benessere psico-fisico generale.
Quali sono gli obiettivi della stimolazione cognitiva?

Premettendo che lo scopo principale non è quello di guarire, non essendo ancora presenti ad oggi, interventi riconosciuti come efficaci nella cura e nel trattamento della demenza.

Gli obiettivi che guidano un intervento di stimolazione cognitiva in genere sono quelli di:
  • Rallentare il decadimento cognitivo
  • Contrastare la tendenza all’isolamento
  • Ritardare l’istituzionalizzazione
  • Contenere i disturbi comportamentali

Quali strumenti utilizza un intervento di stimolazione cognitiva?

  • Tra gli approcci multistrategici il più diffuso e il più noto è la ROT (Taulbee, 1984; Zanetti et al., 2005), ideata da Folsom negli anni ’60 come tecnica specifica di riabilitazione per i pazienti confusi o con deterioramento cognitivo.

    La ROT si fonda in particolare sulle teorie cognitive, le quali si pongono l’obiettivo di modificare comportamenti errati e di migliorare il livello di autostima del paziente facendolo sentire ancora partecipe alle relazioni sociali e riducendo la tendenza all’isolamento.

    Tramite ripetute stimolazioni multimodali, verbali, visive e musicali, la ROT si prefigge di rafforzare le informazioni di base del paziente attraverso un orientamento nello spazio e nel tempo e dalla raccolta della sua storia personale.
  • Un altro strumento, impiegato inizialmente nella psicoterapia con pazienti depressi, che ha progressivamente trovato spazio nel trattamento dei pazienti con deficit cognitivi è la Terapia della Reminescenza, la quale si fonda sulla naturale tendenza dell’anziano a rievocare il proprio passato: il ricordo e la nostalgia possono essere fonte di soddisfazione ed idealizzazione.

    L’obbiettivo della terapia consiste nel favorire questo processo spontaneo e renderlo più consapevole e deliberato, per ridurre l’isolamento, migliorare il tono dell’umore e la qualità di vita e incrementare la funzione cognitiva attraverso il recupero degli eventi passati.

    La reminescenza può svolgersi in modo informale, spontaneamente, durante gli incontri giornalieri, oppure può essere inserita nell’ambito di un’attività strutturata, individuale o di gruppo. La reminescenza di gruppo è stata impiegata con successo nelle organizzazioni di anziani, negli hospice ed in case di riposo.
  • Un altro approccio efficace è il Training cognitivo: i metodi riabilitativi definiti training cognitivi sono un altro esempio di stimolazione cognitiva aspecifica. Si tratta di esercizi standard riguardanti una o più aree cognitive quali la memoria, l’attenzione, il linguaggio e le funzioni esecutive.

    L’uso di questi interventi riabilitativi si basa sul presupposto che l’esecuzione ripetitiva di esercizi riferibili ad un determinato compito (ad esempio, memoria) possa aumentare o mantenere la performance in quel compito specifico. Il training prevede sia sessioni individuali che piccoli gruppi.
  • Anche la Terapia della validazione (validation therapy), proposta da Feil (1967) si fonda sul rapporto empatico tra operatore sanitario e paziente; tramite l’ascolto il terapista cerca di conoscere la visione della realtà del paziente (il cui deficit mnesico può portarlo a vivere, ad esempio, nella sua giovinezza), al fine di creare contatti relazionali ed emotivi significativi.

    L’obiettivo del terapista non consiste nel ricondurre il paziente alla realtà attuale; al contrario, è quello di immedesimarsi, in modo empatico, nel “mondo” del paziente. La validation therapy si rivolge a pazienti con demenza di grado moderato-severo.
Quali sono quindi gli obiettivi della terapia di Stimolazione Cognitiva?
  • Apprendimento successivamente alla stimolazione attraverso l’uso di materiali, i partecipanti vengano incoraggiati a produrre nuove opinioni e punti di vista anziché risposte basate sui fatti, e a stabilire nuovi collegamenti semantici.
  • Enfasi sulla comunicazione verbale accompagnata dall’opportunità di impegnarsi in conversazioni significative, può migliorare la dimensione del linguaggio nell’area cognitiva e, di conseguenza, anche la comunicazione tra la persona con demenza e le persone attorno ad essa migliorerà.
  • Uno spazio è dedicato alla reminescenza, in cui si usa l’abilità di ricordare eventi che sono successi molto tempo fa, come il giorno del matrimonio, il primo lavoro, gli anni della scuola. Si utilizzano foto, oggetti o canzoni per facilitare il ricordo degli eventi salienti. L’obbiettivo è stimolare la conversazione e quindi le risorse mnesiche residue e, di conseguenza, migliorare l’umore attraverso il recupero di esperienze emotivamente piacevoli, importanti ed in generale che hanno segnato la vita del soggetto. Le attività proposte devono risultare piacevoli e mai frustanti per questo vengono sempre scelte sulla base delle difficoltà e potenzialità della persona.
Stimolazione cognitiva: la proposta di gruppo
La Stimolazione Cognitiva si configura come un intervento finalizzato al benessere complessivo della persona attraverso la proposta di una serie di attività finalizzate al potenziamento delle competenze residue e al rallentamento della perdita funzionale.
L’attività di stimolazione cognitiva fa leva sul processo di neuroplasticità cerebrale, rinforzando quindi le capacità cognitive. La partecipazione ad attività cognitive inoltre condurrebbe a miglioramenti significativi sul piano dell’umore e della motivazione individuale.
 
In riferimento alle linee guide in letteratura relativamente agli effetti benefici della Stimolazione Cognitiva, verrà attivato un corso, della durata di 8 incontri, di circa due ore ciascuno, con la collaborazione della dr.ssa Olivia Danzi Purnima, Psicologa e Psicoterapeuta.
Gli obiettivi che guideranno tale iniziativa sono quelli di:
  • Fornire indicazioni rispetto alle problematiche relative al decadimento cognitivo
  • Proporre attività piacevoli mirate ad un potenziamento delle funzioni cognitive di base (memoria, attenzione, linguaggio, ragionamento)
  • Favorire un rallentamento delle difficoltà cognitive
  • Promuovere un clima di gruppo e di benessere interpersonale
Verranno proposti 8 incontri, strutturati, sommariamente, come segue:
Incontro 1
  • Colloquio con il partecipante e il familiare
  • Somministrazione di una breve batteria di test per la valutazione delle funzioni cognitive
Incontro 2
  • Colloquio di restituzione rispetto a quanto emerso dai test cognitivi
  • Condivisione di possibili obiettivi di intervento e proposta delle diverse attività di gruppo
Incontro 3-7
  • Presentazione del gruppo e delle sue “regole”
  • Attività di stimolazione cognitiva proposte attraverso diverse modalità (verbale, carta-matita, multimediale)
  • Consegna di alcuni esercizi per casa
Incontro 8
  • Attività di gruppo
  • Breve restituzione individuale rispetto all’attività svolta
  • Consegna di alcune attività per il mantenimento degli obiettivi
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