Giorgia Gnesato

Ipocondria

Che cos’è ?

L’Ipocondria, o Disturbo d’ansia di malattia (DSM 5) è un disagio legato all’idea o alla paura di avere una malattia grave o addirittura mortale.

Chi se soffre diventa molto attento ai cambiamenti somatici e tiene costantemente sotto controllo il proprio fisico.
 
Nel 1896 Emil Kraeplin suggerì un’interessante distinzione tra hypochondria cum materia, ovvero con disturbi reali ma sopravvalutati e hypochondria sine materia, ovvero senza alcuna base oggettiva.
 
L’idea di una possibile malattia causa elevati livelli di ansia  che può protrarsi per mesi e più, anche in assenza di una prova medica del fatto che questa malattia esista realmente.
L’ansia per la salute: quando preoccuparsi diventa eccessivo
La preoccupazione per la propria salute o per quella delle persone care è un’esperienza assolutamente comune per la maggior parte delle persone.
L’ansia per un referto medico, la preoccupazione che sale quando qualcuno a cui teniamo non si sente bene.. sono segnali fisiologici e sani del fatto che la propria salute e quella delle persone care è importante per noi.
 
Il problema subentra quando le preoccupazioni diventano così significative da far star molto male la persona al solo pensiero di avere una malattia, incidendo pesantemente sulla qualità di vita ed interferendo con le normali attività come il lavoro, le relazioni interpersonali, il benessere psicologico stesso.
 
Le persone che soffrono di un’eccessiva ansia per la salute provano un’intensa sofferenza e la loro vita appare fortemente condizionata da queste continue preoccupazioni e dei conseguenti tentativi di controllo e rassicurazione.

 

Quali sono i sintomi più comuni?
  • Preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia
  • I sintomi somatici non sono presenti, e se presenti, l’intensità è molto lieve
  • Presenza di un significativo livello di ansia rispetto alla propria salute
  • Comportamenti di controllo (tentativi di scovare dei segnali che confermino l’ipotesi di malattia) o, viceversa, evitamento (evita visite mediche, ospedali).
Incidenza
L’Ipocondria sembra essere molto diffusa tra la popolazione generale. I dati al riguardo sono controversi con una percentuale compresa tra il 1,3% e il 10%. Tra le popolazioni cliniche il disturbo è presente in una percentuale compresa tra il 3% e l’8%. La prevalenza del disturbo è uguale tra uomini e donne (DSM 5).

Come funziona l’ipocondria?

Salkovskis (1989) ci propone uno schema di funzionamento dell’ipocondria:


A : EVENTI, STIMOLI O SITUAZIONI (Es: mal di testa, senso di confusione)
B : INTERPRETAZIONE NEGATIVE SU INFORMAZIONI RIGUARDANTI LA SALUTE (Es: avrò un cancro, previsione di sofferenze insopportabili)
C : REAZIONI FISICHE (Es: stanchezza, palpitazioni, disturbi ritmo sonno-veglia)
D : REAZIONI EMOTIVE (Es: ansia, preoccupazione)
E : COMPORTAMENTI DI RICERCA DI SICUREZZA (Es: monitoraggio sensazioni fisiche, controlli medici/evitamento visite mediche, rassicurazioni dai familiari o tramite ricerche on-line).

Come si può evincere dallo schema, l’Ipocondria si caratterizza per un’eccessiva preoccupazione legata alla paura di poter contrarre una malattia (D) che si basa sull’interpretazione errore di segni e sintomi fisici (A-B), nonostante un’obiettiva valutazione medica non identifichi motivazioni sufficienti che giustifichino tali timori.

Le rassicurazioni (E) in genere tranquillizzano nel breve termine il paziente, ma solo in modo transitorio.

È importante ricordare che ai fini di una corretta diagnosi di Ipocondria , è opportuno aver effettuato una valutazione medica completa che deve aver escluso qualsiasi condizione clinico-medica generale che possa in qualche modo giustificare le preoccupazioni lamentate dalla persona.
Perchè si inizia a soffrire di Ipocondria? Storia di vita e personalità di un paziente ipocondriaco
A tal proposito è stato ipotizzato che il disturbo inizia a manifestarsi in conseguenza ad un evento critico che riguarda il tema della salute (morte di un parente, esposizione a informazioni relative a patologie mediche, insorgenza di sintomi somatici non previsti), in cui la persona ha iniziato a sperimentare paura, sviluppando convinzioni e pensieri erronei relativi al tema del benessere.
Alcuni studi, inoltre, hanno messo in luce alcune caratteristiche di personalità che spesso si associano all’Ansia per la salute, come la tendenza eccessiva al controllo, ad esempio.

Da un punto di vista clinico è stato osservato che le persone ipocondriache possiedono un’immagine di sé caratterizzata da:
  • sensazione di essere una persona fragile
  • forte senso di vulnerabilità e ridotte difese immunitarie
Protezione e rassicurazione: Quando questi comportamenti segnalano un’eccessiva ansia per la Salute?

Uno dei comportamenti più frequenti di chi soffre di ipocondria è il tentativo di mettersi in sicurezza in assenza di una reale indicazione medica a farlo, come ad esempio assumere un’aspirina al giorno per proteggere il proprio sistema cardiovascolare, assumere vitamine senza specifiche indicazioni mediche o farsi prescrivere un periodo di riposo.

Un altro comportamento caratteristico è la ricerca di rassicurazioni, attraverso esami e visite mediche, consultazione di libri o siti di medicina. Per converso, può accadere che la persona eviti totalmente di sottoporsi a visite mediche per la paura di sentirsi dare qualche brutta notizia o esporsi alla paura di una possibile comunicazione medica che teme aspramente.

Come si intervine con l’ipocondria?

Attualmente le linee guida internazionali (Barsky & Ahern, 2004; Bouman & Visser, 1998), indicano la terapia cognitivo-comportamentale come trattamento d’elezione per il disturbo ipocondriaco o da Ansia per la Salute. 

 

Se necessario, inoltre, si affianca ad un percorso di psicoterapia anche un intervento farmacologico finalizzato a calmare i sintomi ansiosi.

 

 

Tra gli obiettivi di questo approccio troviamo:

  • Aiutare il paziente a riconoscere i costi, cognitivi, emotivi e temporali, dei propri comportamenti (di protezione, rassicurazione o evitamento) che diventano dei fattori di mantenimento del disturbo stesso. I controlli ripetuti sui segnali fisici come un mal di testa un dolore addominale ad esempio non fanno altro che mantenere l’attenzione sul tema della malattia e continueranno ad essere interpretati come un segnale che qualcosa di terribile per la propria salute sta accadendo.
  • Intervento psico-educativo sul disturbo e sul suo schema di funzionamento
  • Sviluppare un pensiero più flessibile rispetto ai sintomi somatici, supportando il paziente a considerare differenti interpretazioni al problema
  • Favorire la consapevolezza e la messa in discussione dell’idea di sé come persona fragile e vulnerabile.
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