Giorgia Gnesato

Disturbo ossessivo-compulsivo

Che cos’è?

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni.

Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini mentali che vengono percepite come sgradevoli o intrusive dalla persona che si sente così in dovere di di mettere in atto delle compulsioni, ovvero comportamenti ripetitivi o azioni mentali (lavarsi ripetutamente le mani, contare, ripetere formule superstiziose, controllare il gas, etc..) che permettono, nel breve termine, di alleviare il disagio provocato dalle ossessioni. 
I rituali possono durare da qualche minuto, fino ad arrivare ad occupare molte ore all’interno della giornata.
 
Le ossessioni sono fenomeni mentali involontari che infastidiscono in maniera significativa le persone che ne soffrono, sia perché sfuggono al loro diretto controllo, sia per l’impatto emotivo di paura, ansia, disgusto o senso di colpa che ne consegue.
Quali possono essere le ossessioni?
Il contenuto dei pensieri, delle immagini e degli impulsi non è sempre uguale, ma può variare da persona e persone.
I temi e le ossessioni che tendenzialmente si riscontrano in un DOC sono:
  • Paura della contaminazione: fa riferimento al timore di potersi sporcare o contaminare entrando in contatto con sostanze come sporcizia, siringa, saponi, secrezioni del corpo, etc… La tendenza, pertanto, è quella di evitare situazioni o luoghi a rischio di contaminazione, oppure, dedicarsi a ripetuti lavaggi, pulizia e controllo al fine di attutire il disagio legato alla possibile contaminazione.
  • Controllo: la paura è di sentirsi in colpa per per aver commesso qualcosa o per non aver fatto il possibile per evitare che accadessero fatti indesiderati. Vengono pertanto messi in atto dei comportamenti di controllo finalizzati a rassicurarsi di aver chiuso la macchina o il rubinetto del gas, ad esempio.
  • Ordine e simmetria: gli oggetti devono essere posti assolutamente in modo ordinato e simmetrico; se ciò non accade si innesca nella persona il pensiero che “qualcosa non va”. La spinta all’ordine può coinvolgere anche la propria persona (es: abbigliamento, modo in cui sono sistemati i capelli, etc..)
  • Superstizione: i pensieri fanno riferimento all’idea che compiere determinati gesti, pronunciare certi numeri o vedere certe cose (cimiteri, carri funebri, ad esempio), possano determinare l’esito degli eventi. L’emozioni in genere è di intensa paura nei confronti di ciò che potrebbe accadere di negativo per sé stesso o per le persone care.
  • Ossessioni pure: si tratta di pensieri relativi a scene in cui vengono messi in atto comportamenti indesiderati o inaccettabili per la persona (idea di essere omosessuale, paura di non rispettare alcuni precetti religiosi,..)
E le compulsioni?
Le compulsioni, a seconda del tipo di pensiero intrusivo che si innesca possono essere quelle di:
  • Lavarsi ripetutamente le mani
  • Riordinare morbosamente la stanza
  • Controllare ripetutamente se il gas/la macchina è chiuso/a
  • Contare
  • Pregare
  • Ripetere formule
  • Controllare (es: trovare dei segnali che possano disconfermare l’idea di essere omosessuale).

Quanto è diffuso il disturbo ossessivo-compulsivo?

Il Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è abbastanza comune. Si stima che circa il 2-3% della popolazione  manifesta questo tipo di problema nel corso della vita. 
Colpisce sia uomini che donne. L’esordio solitamente è precoce. Circa un quinto ne è colpito nell’infanzia e nella maggioranza dei casi ha inizio nella pubertà. Tre quarti di tutti i pazienti ne viene pertanto colpito prima dei 30 anni e l’età media di esordio è intorno ai 22 anni.
Quali possono essere le cause?
Per quanto riguarda il DOC, non si può parlare di cause specifiche, bensì di fattori di rischio, ovvero quegli elementi, personali e ambientali che aumentano la predisposizione di una persona di sviluppare un disturbo ossessivo-compulsivo.
Tra questi elementi assumono particolare rilevanza la storia familiare (familiare affetto da DOC, stile genitoriale molto rigido e poco empatico/emotivo) e i fattori individuali come l’alta sensibilità alla minaccia, elevato senso di responsabilità, morale rigida e stress. 
A tal proposito infatti, la ricerca evidenza come in presenza di elevati livelli di stress, la persona sia più  rischio di presentare pensieri intrusivi, mostrando più difficoltà nella loro gestione.
Conseguenze del disturbo ossessivo-compulsivo
Il DOC può avere gravi conseguenze, in quanto rischia di compromettere il corso di studi, la possibilità di lavorare, la normale vita di relazione.
Può accadere, infatti, che le persone con disturbo ossessivo-compulsivo impieghino molto più tempo a diplomarsi o a laurearsi, con il rischio anche di abbandonare gli studi; nel lavoro, in genere, preferiscono ruoli dove non è richiesto un alto grado di responsabilità.
 
Il DOC ha pertanto effetti molto negativi nell’ambito lavorativo, amicale/affettivo e sulla qualità di vita in generale. Talvolta il disturbo peggiora la qualità di vita anche dei familiari del paziente che ne affetto: possono essere coinvolti nelle compulsioni ad esempio (controlli, rituali che sono obbligati a mettere anch’essi in atto) o essere chiamati in causa con richieste di rassicurazione rispetto al contenuto delle ossessioni.
 
Va inoltre sottolineato come chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo, sia più esposto al rischio di incorrere in altri disturbi psicologici come Depressione, Ansia sociale e Attacchi di Panico.
Come intervenire nel disturbo ossessivo e compulsivo?
Le linee guida internazionali indicano nella terapia farmacologica e nella terapia cognitivo comportamentale (TCC) i trattamenti più efficaci.
Le tecniche cognitive permettono il riconoscimento e la regolazione di alcuni stati mentali che rappresentano la base del disturbo; a livello cognitivo, pertanto, si cerca di intervenire su quei processi di pensiero che sono responsabili del mantenimento del problema, come la difficoltà a tollerare il rischio o il timore di essere responsabili di possibili situazioni negative. 
 
Tra gli obiettivi di trattamento, si sottolinea l’importanza ridurre il timore di avere certi pensieri, ritenuti, dalle persone che soffrono di DOC, molto più pericolosi e moralmente deplorevoli del necessario.
 
La terapia cognitivo-comportamentale prevede inoltre:
  • Interventi psico-educativi (finalizzati a fornire nuove modalità di lettura di certi pensieri e stati d’animo;
  • Tecniche di esposizione: gradualmente, ci si pone degli obiettivi per affrontare progressivamente gli eventi o le situazioni temute;
  • Eliminazione graduale dei comportamenti di controllo volti a prevenire l’evento temuto e considerato minaccioso (evitamento, continui controlli), sottolineandone i costi e l’impatto che tali comportamenti hanno sulla qualità di vita.
Nel trattamento del DOC, sia l’esposizione, sia le tecniche cognitive hanno mostrato risultati stabili nel tempo, con una media di circa 15 sedute (Otto et al., 2004, Abramowitz, 1997; Van Balkom et al., 1994; Ougrin, 2011):
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