Giorgia Gnesato

Lutto

Di cosa si tratta

Galimberti (1999) definisce il lutto come “uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza”.

Il lutto non è necessariamente legato alla morte; la rottura di una relazione amorosa, una perdita lavorativa, una separazione geografica, un fallimento personale ad esempio, possono provocare sentimenti simili di abbandono e vuoto e determinare pensieri di tipo depressivo e ansiogeno legati alla paura di non farcela.

La vita, dalla nascita alla morte, è in effetti costituita da un susseguirsi di perdite, caratterizzate da eventi critici, sconfitte, fallimenti, ferite e perdite affettive che hanno inevitabilmente segnato la nostra vita.(Pangrazzi, 2006).
Quali sono le reazioni più comuni ad un lutto?
Onofri e La Rosa (2015), individuano alcune possibili reazioni fisiologiche ad una perdita importante: tristezza, rabbia, ansia e solitudine
  • Sensazioni fisiche quali costrizione gastrica, debolezza muscolare, mancanza di energia
  • Tristezza, rabbia, ansia e solitudine
  • Pensieri di incredulità, confusione mentale
  • Insonnia, scarso appetito, pianto, iperattività, irrequietezza, tentativi di distrazione.

Che cosa significa rielaborare un lutto e quanto tempo impiega, all’incirca, questo processo?

Kübler Ross (1990; 2002) definisce l’elaborazione del lutto come un processo che si sviluppa in quattro momenti:
  • Rabbia: costituita da una sensazione di solitudine e desiderio di sfogare il proprio dolore all’esterno (individuare un responsabile con il quale prendersela) o all’interno (percepire colpa, credere di non aver fatto abbastanza, sensazione che si poteva evitare..)
  • Rivalutazione più oggettiva delle proprie risorse e analisi più razionale dell’evento: i sentimenti di rabbia e di colpa iniziano a venire meno
  • Fase depressiva: si inizia a prendere coscienza dell’impatto emotivo che la perdita ha avuto sul proprio benessere psico-fisico e del dolore che lo ha accompagnata.
  • Accettazione: si inizia a considerare la perdita come ineluttabile, provando a orientare le proprie azioni verso scopi realistici.
L’essere umano, per natura, ha la capacità e le risorse di accettare e superare una perdita, di qualunque natura essa si tratti. Solitamente elaborare un lutto richiede circa un anno e mezzo, dipendentemente anche dalle caratteristiche della persona e dalle risorse esistenti.

Il lutto diventa tuttavia un problema da affrontare, quando si fa fatica a comprenderne e accoglierne la sua ineluttabilità e sintomi quali ansia, vuoto e tristezza diventano via via più consistenti e pervasivi per la persona al punto da comprometterne la qualità della vita.
Che cosa comporta una terapia per l’ elaborazione di un lutto?
La terapia ACT (Terapia dell’Accettazione e dell’Azione Impegnata), un approccio di terza generazione, all’interno della Terapia Cognitivo-Comportamentale, pone tra gli obiettivi terapeutici nei casi di lutto quelli di:
  • Accogliere e far spazio al dolore, come reazione normale ad una perdita e non come qualcosa da cui fuggire, vergognarsi o farsi eccessivamente travolgere.
  • Aiutare a distinguere tra il dolore “pulito” in senso stretto (es: la tristezza e il senso di vuoto conseguenti ad una perdita) e il dolore provocato da credenze e interpretazioni poco funzionali per la persona (ad es: “Non riuscirò a superarlo” “Nulla ha più senso” “Sono completamente perduto”).
  • Promuovere un atteggiamento più flessibile e aperto a nuovi obiettivi, che permettano di reinvestire le proprie energie e sviluppare un maggiore senso di auto-efficacia, fondamentale per supportare il proprio percorso personale verso l’accettazione.
L’approccio ACT, in tal senso, ha l’obiettivo di aiutare la persona a trovare, insieme al proprio terapeuta, delle strategie efficaci per “fare spazio” al dolore senza necessariamente eliminare il senso di vuoto percepito, promuovendo, parallelamente, un atteggiamento più propositivo e flessibile verso nuovi obiettivi più realistici, nell’ottica di creare delle vite ricche e significative, nonostante eventi dolorosi, che segnano inevitabilmente l’esistenza di chiunque ne faccia esperienza.
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