Giorgia Gnesato

Depressione

Che cos’è?

La depressione è un disturbo dell’umore che determina un senso di angoscia persistente, difficoltà a pensare in modo lucido, scarsa se non assente motivazione all’azione con un impatto significativamente negativo sulla qualità di vita di chi ne soffre.

La depressione viene definita come il “male del secolo” e colpisce oltre 350 milioni di persone nel mondo senza distinzione di sesso, età, stato sociale. Il disturbo depressivo è considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche, seconda solo all’infarto.
 
Dal Medioevo in poi l’ansia fu concepita come malattia mentale e dello spirito, ma fu soltanto a partire dal periodo illuminista che iniziò a svilupparsi la ricerca medico-biologica dell’ansia. Infine, dall’800 in poi l’ansia sarà progressivamente concepita come una malattia mentale da curare con i farmaci e tramite psicoterapia, da intendersi etimologicamente come “terapia dell’anima”.
Quali sono i sintomi più comuni?
Chi soffre di depressione accusa sul piano emotivo tristezza, angoscia, disperazione, senso di colpa, senso di vuoto e assenza di speranza verso il futuro, mentre sul piano delle sensazioni fisiche sono comuni: nervosismo, perdita/aumento di peso, disturbi di memoria e della concentrazione, perdita di energie, mancanza di desiderio sessuale, nausea.
I comportamenti più tipici che caratterizzano il disturbo depressivo, invece sono: 
  • Riduzione delle attività quotidiane
  • Isolamento
  • Scarsa iniziativa
  • ritiro e perdita progressiva e graduale degli interessi.

Cosa accade nella mente di chi soffre di depressione?

L’autocritica può essere considerata un tratto fondamentale del paziente depresso. Un forte senso di autosvalutazione e pensieri quali:” Sono un fallito” “Non sono all’altezza” “sono un perdente” possono aumentare il senso di inadeguatezza e peggiorare l’autostima.
Un pensiero autocritico pervasivo inoltre sembra rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo e il mantenimento della depressione.
 
I farmaci sono l’unica risposta? Il ruolo della psicoterapia nel trattamento della depressione
Se da un lato è molto sano e utile prendersi cura di sé e agire quando si ha la necessità di chiedere aiuto, anche farmacologico, va ricordato che il farmaco, spesso, può essere utilizzato come una forma di evitamento, per stare alla larga da stati emotivi intensi e negativi, che abbiamo la sensazione di non saper gestire e controllare.
 
I farmaci attualmente preposti alla terapia di questo tipo di disturbi sono gli antidepressivi. L’introduzione degli SSRI (Inibitori selettivi della serotonina), molto più tollerabili rispetto agli antidepressivi precedenti, ha contribuito ad un rapido aumento nell’assunzione di farmaci di questo tipo. Dal 1998 al 2008 l’utilizzo di antidepressivi è aumentato del 400% e, attualmente, l’11% della popolazione americana assume regolarmente questi farmaci.
 
Nel provare a darsi le spiegazioni rispetto a dati così allarmanti, la sensazione è che si faccia sempre più fatica a “stare”, a considerare i momenti di difficoltà emotiva come fasi di passaggio. Il rischio che si corre è che cercando di tamponare all’origine una difficoltà e non consentendoci di gestirla, non impariamo le strategie efficaci per autoregolarci, correndo pertanto ai ripari anche quando non c’è prova di un danno effettivo.
 
Ammettendo che in una buona percentuale di casi l’assunzione di psicofarmaci è consigliabile e utile per un miglioramento del benessere psico-fisico, intraprendere un percorso di psicoterapia può rivelarsi un buon mezzo per per sviluppare maggiori risorse, modificare la definizione di noi stessi e sentirci più efficaci nel lungo termine.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale
La terapia cognitivo-comportamentale, insieme alla terapia interpersonale, è la psicoterapia più efficace nella cura della depressione.
 
Diversi studi evidenziano che circa il 75% dei pazienti depressi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia. Nel caso in cui alla psicoterapia è associato un trattamento farmacologico, la riduzione della sintomatologia si verifica nell’85% dei casi.
 
Secondo l’approccio cognitivista, i pensieri e le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul futuro hanno un ruolo chiave nell’esordio e nel mantenimento della depressione. Nella cura di questo disturbo, dunque, la terapia cognitivo-comportamentale si focalizza soprattutto sui modi in cui il soggetto interpreta gli eventi che accadono, vi reagisce e valuta sé stesso. 
 
Il cambiamento cognitivo conduce ad un conseguente miglioramento del tono dell’umore e ad una progressiva diminuzione dell’intensità dei vari sintomi manifestati, i quali a loro volta influiranno positivamente sui pensieri e sul comportamento quotidiano.
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