Giorgia Gnesato

Accettare una disabilità è possibile? L’importanza dell’intervento psicologico nelle malattie croniche e degenerative

La notizia di una grave malattia, un danno fisico e/o cognitivo acquisito dopo un incidente, l’arrivo della vecchiaia e di possibili malattie neurodegenerative.. sono tutti scenari che determinano un cambiamento, un cambiamento di aspettative, di priorità, una sorta di arresto nell’andamento normale e quotidiano della propria vita. clicca qui per scoprire di piu

La comunicazione che qualcosa non va nel nostro corpo rappresenta una terribile doccia fredda all’inizio; qualcosa che non ci si aspettava e che, soprattutto, non si desiderava, piomba nelle nostre vite e ci ritroviamo, inevitabilmente, a farne i conti.

Da un punto di vista psicologico, la malattia o un danno acquisito determinano un cambiamento radicale rispetto alla vita conosciuta fino a quel momento, imponendo di conseguenza la ricerca di un nuovo significato di sé stessi.

Chi si ammala, ma, aspetto non meno importante, chi si interfaccia quotidianamente con la disabilità di un proprio familiare, vede necessario un adattamento alla nuova situazione e un ridimensionamento delle proprie abitudini e aspettative sul futuro.

E adesso che farò? Il ruolo delle emozioni nell’affrontare il cambiamento

Frequentemente mi confronto con persone che convivono con malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla e con familiari che rivestono l’importante ruolo di care-giver nei confronti di genitori anziani; il mio lavoro mi ha avvicinato anche a famiglie che affrontano quotidianamente il cambiamento radicale dei propri figli a seguito di un trauma cranico. Per quanto sia evidente l’impegno e la volontà di affrontare il tutto con grande coraggio, non mancano, a volte vissuti come tristezza, rabbia e paura per il futuro.

Da molti anni infatti, la ricerca ha dimostrato come, tra le persone che soffrono di patologie fisiche, sia frequente l’incidenza di condizioni psicopatologiche. Ciò comporta non solo un sensibile peggioramento della qualità di vita del paziente, ma incide anche sull’aderenza alle cure, sugli esiti della riabilitazione, aumenta il rischio di mortalità e di richieste di prestazioni assistenziali.

Spesso, chi vive in prima persona l’esperienza della malattia e, indirettamente i familiari, manifestano depressione, ansia ed elevato stress, che rendono più difficoltoso affrontare la nuova condizione e il decorso della malattia.